Perché non gioco a fantacalcio
Inizia la stagione calcistica e iniziano immancabilmente i campionati di fantacalcio. Quest'anno ancora più che negli anni passati praticamente tutti i miei conoscenti hanno la loro formazione in almeno due fantacalci tra amici più un paio di formazioni sul sito della gazzetta.
Io sto bene in guardia dall'iscrivermi ad alcuna di queste combriccole perché conosco me stesso meglio di quanti gli altri si conoscano. E' risaputo infatti che tutti i fantacalci finiscano immancabilmente per agonia da noia e amarezza a marzo. La squarda non va, troppe assenze, i giocatori fondamentali deludono le tante speranze ripostevi: i partecipanti meno assidui iniziano a non postare più la formazione. Poco dopo non si trova più nessuno che faccia i laboriosi conti del martedì. Se tutti poi avessero la mia costanza il fantacalcio non arriverebbe neanche al proverbiale panettone.
In verità vi dico, anch'io ho giocato una volta a fantacalcio. Deve essere stato una decina di anni fa - non c'era ancora la sentenza Bosman, cioè potevano essere schierati soltanto i mitici tre stranieri. Alla terza di campionato, dopo un avvio interlocutorio ma promettente, schiero tre stranieri più il mio asso del centrocampo: Boghossian, allora in forza al Napoli. Ignoravo davvero che fosse francese. Nelle interviste di 90° minuto parlava un buon italiano. Al giorno d'oggi invece lo straniero è svalutato: la Juve ne schiera quattro di francesi, più un brasiliano, un ceco, uno svedese di origini slave e un argentino naturalizzato.
Accusato di imbroglio - accusa poi ritirata per buona fede - non ho mai più partecipato ad un'asta di inizio stagione.





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